Pubblichiamo gli interventi delle compagne e dei compagni del Piemonte
Segretario Spi Piemonte
Antonio Ferrari

Condivido il profilo dello Spi così come lo ha definito Betty Leone: un sindacato a natura confederale, unito, plurale, paritario, unitario, fortemente radicato sul territorio. E’ come una visione caravaggesca, nella quale emerge ciò che vediamo o che vogliamo vedere. Noi ci vediamo così, non tutti ci vedono così, non sempre la CGIL, le categorie. Le leghe sono cresciute attraverso i servizi, la capacità di raccogliere bisogni e la volontà di tutelare gli interessi degli anziani e la rappresentanza sociale che non sempre ci è riconosciuta: più all’interno che all’esterno, talvolta.
Per questo dovremmo avere la co-titolarità per la contrattazione sociale e la titolarità a tutelare redditi e benessere degli anziani. Per quel che riguarda gli impegni assunti da Prodi è importante quello sul Fondo per la non autosufficienza. Troppo stemperato, invece, il riferimento al potere d’acquisto, eroso, ma circoscritto al tema dei salari. E le pensioni e non soltanto le minime? Sarebbe utile che l’Unione assumesse un impegno politico su questa questione. Altrimenti si sottovalutano le aspettative dei pensionati, che noi stessi contribuiamo a creare. Il rischio è un deficit di rappresentanza e sorprese dalle urne. Le pensioni non tutelano la povertà, sono un diritto previdenziale che va rispettato, assieme al diritto all’assistenza. Infine, sulla Costituzione. Che va difesa, assieme alla laicità dello Stato, perché soltanto la laicità garantisce la democrazia.

Segretaria generale Spi Torino
Vanna Lorenzoni
Muovendo i primi passi dentro lo Spi-Cgil da poche settimane, sento il bisogno di un posizionamento teorico, di una nuova mappa cognitiva per leggere la realtà. Cosa vuol dire guardare il mondo con gli occhi di una donna o di un uomo anziano?
Essere una parte e guardare il tutto (guardare il mondo con gli occhi degli anziani) e accorgersi che se non ti occupi di tutto non sei in grado di rappresentare i diritti di quelli come te. Essere confederali per forza, guardare alle interdipendenze sociali e rifiutare qualsiasi atteggiamento corporativo, perché è contro gli interessi degli anziani che si vogliono difendere e rappresentare. Bisogna sconfiggere il connotato negativo che aleggia sulla questione dell’invecchiamento delle società occidentali. Rimettiamo le cose a posto: l’allungamento della vita è un fatto positivo. Non solo, ma è chiaro che si invecchia dal giorno in cui si nasce e le politiche per un buon invecchiamento riguardano tutta la vita di una persona. Bisogna inoltre sconfiggere lo stereotipo dell’anziano come peso per la società; anche perché se andiamo a vedere le dinamiche intergenerazionali scopriamo che rispetto ai flussi di reddito sono gli anziani che sostengono i giovani in quantità superiore del flusso inverso e che le donne delle età centrali, 50-65 anni, sostengono la struttura sociale attraverso il lavoro di cura non pagato, perché nelle famiglie che non sono più allargate, ma allungate, si possono trovare donne di quel range di età, che curano i nipoti, i figli, il marito e i genitori. Gli anziani, e soprattutto le donne anziane, sono diventati un vero ammortizzatore sociale e una colonna portante dello stato sociale di questa società.
Così come è utile affrontare e riconsiderare il nesso tra produrre e riprodurre e come si rileva e si conteggia la ricchezza di un paese: il famoso PIL (Prodotto Interno Lordo). Dobbiamo affermare la centralità della riproduzione della qualità della vita e del benessere sul piano culturale e pretendere almeno due cose: elevare la qualità della produzione con ricerca, innovazione e formazione e orientarla rispetto a criteri di responsabilità e di sostenibilità sociale ed ambientale; conteggiare nel PIL nazionale il lavoro di cura non pagato svolto principalmente dalle donne e il valore del tempo dedicato alla cura dei legami sociali di cui gli anziani sono portatori, attività umane che danno qualità alla crescita economica, che portano benessere alle persone e alla società. Sto parlando di una economia degli anziani da valorizzare. Da questo punto di vista la rivalutazione delle pensioni si presenta come un diritto fondamentale e la questione centrale diventa non l’insostenibilità economica del sistema previdenziale, bensì l’insostenibilità sociale della situazione attuale.Lo Spi, insieme a tutte le altre categorie in una Cgil unita con un impianto e un pensiero forte, può contribuire a far vincere un’altra idea dello sviluppo, un altro progetto di società più giusto, più libero.
Segretario Spi Piemonte
Felice Celestini

Grande è in noi dello Spi la consapevolezza del valore unitario della Cgil: è il presupposto migliore per fronteggiare la gravità del momento politico ed economico e la decadenza dei valori morali e costituzionali. Nel dibattito congressuale l’argomento più sentito è stata la perdita del potere d’acquisto delle pensioni, che si è aggravata in modo esponenziale. Viene messo in discussione il sistema perequativo delle pensioni da una parte per come viene effettuato il calcolo inflativo, dall’altra perché il recupero economico avviene nell’anno successivo. Vanno perciò riprese con forza le questioni della formazione del “paniere”e della “no tax area”.
La nostra piattaforma è ferma al palo. Dobbiamo dare continuità alla nostra lotta, inasprirla e rinnovarla con fantasia. Per noi il recupero del potere d’acquisto è questione primaria e vitale come l’abolizione della legge 30 e la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Centrale è inoltre il problema del ruolo delle leghe. La maggiore autonomia gestionale ed economica ha esteso l’attività di contrattazione, ma stanno avanzando nuovi bisogni sociali legati alla quotidianità della vita delle persona anziane, come la sicurezza,l’ambiente e i trasporti: per affrontarle bisogna uscire dai luoghi abituali e diventare protagonisti attivi all’esterno.
Mirella Fannini
Segretaria generale Lega Tortona di Alessandria

Nel Comune più popoloso del territorio della mia lega, Tortona (basso Piemonte), l’amministrazione comunale sostenuta da una maggioranza di centro destra, sta inaugurando un nuovo tipo di intervento socio-economico, che propongo alla vostra attenzione perché degna della miglior finanza creativa di tremontiana memoria.
Si tratta di due tipi di presiti: uno fino ad un massimo di 2500 euro, da rimborsare in 27 rate per neo e future mamme che hanno avuto o avranno figli nel 2005 e 2006, l’altro fino a 750 euro con rimborso in 7 rate per pensionati che debbano sostenere spese di riscaldamento ingenti. In entrambi i casi gli interessi (4,75 per cento) saranno a carico di chi disponga di redditi oltre i 30 mila euro, mentre saranno ripartiti fra il Comune e la locale Cassa di risparmio per chi non arrivi a questa cifra. Non si conoscono ancora i particolari di questa operazione, che è stata presentata come già fatta. Ma così non è. Il bilancio comunale non è ancora stato approvato. Anche se non si conoscono i dettagli, è evidente che questa misura rilevi il forte disagio in cui si trovano i pensionati a causa delle politiche della maggioranza. Per uscire da questa crisi, che ha fatto precipitare i consumi, si propone però una specie di diritto a cui non avevamo proprio pensato: il diritto all’indebitamento, in concorrenza con le finanziarie che propongono crediti a tasso, prendi oggi, paghi a babbo morto, e via delirando. Se le pensioni non bastano a pagare le bollette del gas o le spese condominiali, come saranno restituite le rate del prestito?
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