Anche quest’anno mettiamo a disposizione dei nostri visitatori pensionati uno strumento per sapere in anticipo su quale reddito potranno contare l’anno prossimo.
Lo strumento è estremamente semplice da usare: basta inserire i dati richiesti nelle apposite caselle gialle e premere il tasto di invio: sul quadro apparirà la pensione nell’importo che verrà messo in pagamento nel mese di gennaio 2007, aumentato – rispetto al 2006 - di quel tanto che dovrebbe servire a compensare l’aumento dei prezzi, calcolato dall’Istat nella misura del 2%. Diciamo “dovrebbe servire”, e non “serve”, perché i calcoli dell’Istat si basano sul prezzo di un gruppo di beni che rispecchiano in maniera soltanto approssimata i consumi reali degli anziani. Inoltre, da anni, una parte della scala mobile è “sterilizzata”, per cui una pensione (o la somma di più pensioni) che superano i 1.282,74 euro al mese avranno un aumento inferiore. Infine, ci si mette anche il drenaggio fiscale ad abbassare il grado di copertura della scala mobile. Cos’è il drenaggio fiscale? Un esempio è meglio di tante parole. Prendiamo una pensione di 1.000 euro lordi: il pensionato ne incassa 873,20, al netto delle tasse. Nel 2007 questa stessa pensione sarà di 1.020 euro, perché sarà stata aumentata del 2%; ma, al netto delle tasse, rimangono 887,26 euro, che sono solo l’1,58% in più del netto 2006. Insomma: i prezzi sono aumentati del 2% ma la pensione (quella netta, cioè quella che si usa per andare a fare la spesa) aumenterà soltanto dell’1,58%.
Questi sono i “difetti” strutturali del nostro sistema di tutela del potere d’acquisto delle pensioni. Se poi ci aggiungiamo l’effetto dei provvedimenti di stop alla scala mobile che furono attuati negli anni dal 1992 al 1995 per evitare il tracollo del sistema pensionistico, effetti che continuano a danneggiare ancora oggi il potere d’acquisto delle vecchie pensioni, e in misura sempre crescente, si è calcolato che in questi ultimi 15 anni una pensione di poco superiore al minimo abbia perso un buon 10% del suo valore.
Per queste ragioni il SPI CGIL, insieme alle altre organizzazioni sindacali dei pensionati della Cisl e della Uil, chiede da anni un aumento delle pensioni – di tutte le pensioni – che le rimetta al passo con l’inflazione, insieme con la correzione delle storture del meccanismo di scala mobile e del sistema fiscale. Il nuovo Governo ha già fissato un appuntamento: non appena terminata la vicenda della legge finanziaria, Governo e sindacati si vedranno per completare la riforma della previdenza; in quella stessa sede si discuterà anche di chi la pensione l’ha già avuta ed ha il problema di difenderla dall’erosione del tempo.
Ma, prima di allora, le pensioni potranno già contare su qualcosa di più che in passato: per dare un primo segnale di attenzione alle aspettative del mondo del lavoro e dei pensionati, la legge finanziaria per il 2007 ha disposto una sostanziosa riduzione delle tasse, che produce un sensibile aumento del reddito disponibile per lavoratori dipendenti e pensionati. I soldi per questi aumenti vengono, da una parte, dalla lotta all’evasione fiscale e, dall’altra, per i pensionati, dalle pensioni “di lusso”, che torneranno ai livelli a cui erano prima del “regalo” elargito dal secondo modulo della “riforma Tremonti” nel 2005. Infatti, oltre i 40.000 euro annui di pensione, le tasse non si riducono più e anzi, cominciano ad aumentare gradatamente. Così, nonostane lo sforzo per risanare i conti pubblici e rilanciare la produzione e l’occupazione, è stato possibile anche aumentare le pensioni a 95 pensionati su 100, per importi che vanno da un minimo di 50 a un massimo di 600 euro l’anno (cui va aggiunto l’aumento già deciso dell’assegno al nucleo familiare).
Per prevedere nella maniera più precisa possibile tali aumenti, che variano notevolmente da persona a persona, da quest’anno il nostro “pensionometro” calcola la pensione al lordo e al netto delle imposte. Basta armarsi di mouse e... cliccare!
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