In un mondo sempre più complesso, rischioso e basato sulla responsabilità dei singoli, gli italiani si scoprono improvvisamente “impreparati” a svolgere un’attività che peraltro li ha sempre visti primeggiare, quella del risparmio. Quando il risparmio era impiegato in buoni postali o in titoli di Stato, o tenuto in conti correnti e, a sua volta, la pensione (interamente pubblica) era basata sulla regola del “due per cento di una media delle ultime retribuzioni per ogni anno di lavoro”, i conti erano relativamente facili e a nessuno sarebbe venuto in mente di interrogarsi sull’ignoranza finanziaria degli italiani. Oggi che le scelte finanziarie si sono complicate, i mutui a tasso variabile impongono oneri crescenti alle famiglie indebitate, la pensione pubblica non basta più e quella privata, priva di garanzie, subisce tutti i rischi di un mercato finanziario tumultuoso, si scopre che l’antico buon senso è insufficiente, e il problema di quanto sappiano gli italiani in materia finanziaria sembra esplodere, anche se, come sempre, sulla scia di quanto già accaduto in America.
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Tratto dal sito Lavoce.info
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