30 dicembre 2008

Difendere le condizioni economiche dei pensionati

Tra le tante emergenze che ha oggi il nostro paese, quello del reddito da pensione e del loro potere d’acquisto è primario assieme alla difesa del reddito da lavoro dipendente, all’occupazione e allo sviluppo .
I pensionati che vivono in povertà e precarietà economica sono diversi milioni, di cui circa quattro milioni hanno un reddito inferiore a 500 euro e oltre 6 milioni non superano 1.000 euro. Mentre, molti altri pensionati con redditi poco al di sopra di quelli evidenziati rischiano di precipitare nelle stesse condizioni “di gravi disagi economici”. Le cause congiunturali e recessive gradualmente hanno sconvolto il sistema sociale ed economico spingendo l’Italia in una crisi senza precedente elevando i livelli inflattivi, innalzando i prezzi di una serie di prodotti ed in modo particolare quelli a più alto consumo, energetici, alimentari e dei generi di prima necessità. I primi a pagare le conseguenze di tale situazione sono certamente le figure sociali più deboli e i redditi bassi e medio bassi. Pertanto il meccanismo della perequazione, il meccanismo che dovrebbe tutelare nel tempo il valore nominale delle pensioni è insufficiente a tenere il passo con l’aumento del costo delle vita, poiché l’aumento per effetto dell’inflazione avviene con un anno di ritardo. Lo stesso aumento sarà decurtato dall’IRPEF e dalle addizionali regionali e comunali. Di conseguenza più passano gli anni di permanenza pensionistica più alto è l’impoverimento che si accumula.
Va ribadita la piattaforma unitaria di CGIL-CISL-UIL sulle politiche fiscali allo scopo di ridurre la pressione sui redditi bassi e medio bassi. Occorre inoltre proseguire con la stessa impostazione che SPI-FNP-UILP avevano avviato con il Governo Prodi per realizzare (attraverso un serio confronto negoziale) la difesa del potere di acquisto delle pensioni in essere.

p. la Segreteria SPI CGIL Piemonte
Felice Celestini



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