Si è raggiunto così un risultato positivo grazie alla mobilitazione messa in atto nel corso di questi mesi dalla CGIL e dallo SPI e alle alleanze che siamo stati in grado di sviluppare con le Regioni sia di centro sinistra che di centro destra che hanno mantenuto una forte posizione unitaria nel respingere le proposte contenute nella Finanziaria del Governo, a tal punto da rischiare una rottura istituzionale di gravi proporzioni. In sostanza il Governo ha dovuto fare marcia indietro rispetto alle posizioni che aveva assunto e che erano poi state ufficializzate nel confronto stato Regioni il 15 luglio 2009, che prevedeva una sottostima di oltre 7 miliardi di € rispetto al fabbisogno ed una riduzione del finanziamento di 162,8 milioni di € per il 2010 rispetto al 2009 a cui aggiungere un taglio di 300 milioni al fondo sociale nazionale e il non finanziamento per la non autosufficienza di 400 milioni.
L’accordo del 23 ottobre prevede invece:
nel 2010 + 2 miliardi e 216 milioni
nel 2011 + 2 miliardi e 335 milioni
nel 2012 + (2,8% sul 2011) 3 miliardi e 42 milioni
Per il 2010: 400 milioni per il Fondo non autosufficienza
Incremento di 30 milioni al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.
A ciò bisogna aggiungere l’incremento al Fondo investimenti da 23 a 24 miliadi di € per le Regioni, 4,7 miliardi 2010-2012 per l’edilizia sanitaria e 466 milioni per l’indennità di vacanza contrattuale per il comparto sanità.
Come si può facilmente constatare è stata una "grande marcia indietro del Governo“ e risponde anche a quello che come sindacato abbiamo sempre sostenuto e cioè il finanziamento del welfare è una misura anticiclica e quindi è una scelta utile proprio in piena crisi economica finanziaria.
Naturalmente ci sono anche risvolti che vedranno impegnate le Regioni a coprire la differenza tra la quota che riceveranno dal fondo nazionale e la spesa reale e qui sta la nostra capacità nella contrattazione per assicurare ai cittadini il diritto alla salute e alle cure. La nostra mobilitazione deve continuare per seguire gli sviluppi e l’attuazione dell’Accordo che deve essere tradotto in atti normativi e cogenti, speriamo a tale proposito di ritrovare con la Cisl e la Uil una forte unità d’azione.
Mario Borgna
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