
CGIL-SPI del Piemonte con l’INCA Regionale e Nazionale danno vita a una “RETE” sulla comunicazione e informazione per sostenere le persone in condizione di debolezza sul riconoscimento dei diritti che da soli spesso non riescono ad ottenere o semplicemente non sono da essi conosciuti.
Si è partiti dalla constatazione, per certi versi anche ovvia, che le persone, in determinate condizioni (vecchiaia, cronicità, disabilità, malattia, reddito ecc.) sono meno autodeterminate di quelle in piena salute. Subiscono spesso delle discriminazioni e necessitano di maggiore tutela. La malattia colpisce non solo la persona colta dall’evento ma coinvolge l’intero sistema di relazioni familiari che spesso non sa letteralmente “dove sbattere la testa”. E’ importante che le persone non autosufficienti, imparino a tutelarsi , conoscendo meglio i loro diritti. Farsi assistere e tutelare è molto importante : non si può rimanere da soli di fronte a una Commissione medica, a un Ente, a un datore di lavoro, si rischia la sconfitta trovandosi persi all’interno di un meandro di disposizioni e leggi. I diritti negati costringono a volte le persone ad inoltrarsi nel complicato (e costoso) mondo dei ricorsi amministrativi e delle cause giudiziarie . Spesso i funzionari, i datori di lavoro o coloro che, a vario titolo, devono entrare in contatto con la persona che ha una disabilità o una patologia oncologica, non riescono ad agire con equità e buon senso. Queste sono solo alcune delle motivazioni che ci hanno spinto ad avviare un processo di lavoro a rete , tra i diversi livelli e servizi della Confederazione, per integrare la conoscenza-informazione in materia di diritti e tutele socio-sanitarie. Fare rete significa lavorare insieme, per rispondere ai bisogni complessi e crescenti, garantire la soluzione dei casi, cercando di garantire le tutele spettanti.
Cosa si impegnano a fare i soggetti in rete?:
- Strutturare il contenuto dell’informazione a tema, con stesso sistema di classificazione e archiviazione a partire dall’INCA Nazionale , considerando le difficoltà interpretative della legislazione in materia socio-sanitaria; aggiornare costantemente le informazioni per evitare l’effetto della notizia che invecchia;
- Mettere a disposizione persone incaricate di seguire il processo di comunicazione/informazione sui diritti, svolgendo nei fatti il ruolo di interprete/mediatore.
- Monitorare insieme lo scambio di informazioni , valutandone le applicazioni concrete nella contrattazione socio-sanitaria dal livello nazionale, regionale, territoriale ;
- Verificare con i soggetti a più livelli, partendo dal basso, gli effetti e la comprensione della informazione/comunicazione per capire se i beneficiari delle azioni cioè le persone fragili e non autosufficienti abbiano usufruito delle azioni informative ( lo slogan “se non sai non sei” vale anche e soprattutto per loro!);
- Fornire consulenze sui casi con risposte in tema di contenziosi e ricorsi anche con possibili attivazioni di “Albi di professionisti“ convenzionati , per pratiche socio sanitarie con tariffe contenute o gratuite per i casi più “disperati “;
- Prevedere possibili vertenze collettive “ class action” anche in ambito socio- sanitario; anche l’azione collettiva può diventare un modo con cui i cittadini possono essere tutelati e risarciti dai torti delle aziende socio-sanitarie ( es. trasfusioni infette, protesi ed appalti, risk management; ecc. ).
Siamo di fronte a percorsi da tradurre, interpretare nel contesto culturale e sociale in cui vive la persona e le professionalità degli operatori assumono la funzione di “traduzione” e “mediazione” nei confronti del bisogno. E’ in queste relazioni che si aprono le nostre sfide per costruire un modello di comprensione, di descrizione, di trasformazione del welfare per renderlo aderente a bisogni complessi e in rapido cambiamento dei nostri iscritti e non; esattamente il contrario della filosofia del “Libro Bianco” di Sacconi!.
Il Segretario Generale SPI Piemonte
Sergio Perino
p. il Dipartimento Politiche Sociali SPI Piemonte
Giovanni Salmoirago
Scarica il Protocollo in tema di "DIRITTI PER LE PERSONE DEBOLI" in pdf
Si è partiti dalla constatazione, per certi versi anche ovvia, che le persone, in determinate condizioni (vecchiaia, cronicità, disabilità, malattia, reddito ecc.) sono meno autodeterminate di quelle in piena salute. Subiscono spesso delle discriminazioni e necessitano di maggiore tutela. La malattia colpisce non solo la persona colta dall’evento ma coinvolge l’intero sistema di relazioni familiari che spesso non sa letteralmente “dove sbattere la testa”. E’ importante che le persone non autosufficienti, imparino a tutelarsi , conoscendo meglio i loro diritti. Farsi assistere e tutelare è molto importante : non si può rimanere da soli di fronte a una Commissione medica, a un Ente, a un datore di lavoro, si rischia la sconfitta trovandosi persi all’interno di un meandro di disposizioni e leggi. I diritti negati costringono a volte le persone ad inoltrarsi nel complicato (e costoso) mondo dei ricorsi amministrativi e delle cause giudiziarie . Spesso i funzionari, i datori di lavoro o coloro che, a vario titolo, devono entrare in contatto con la persona che ha una disabilità o una patologia oncologica, non riescono ad agire con equità e buon senso. Queste sono solo alcune delle motivazioni che ci hanno spinto ad avviare un processo di lavoro a rete , tra i diversi livelli e servizi della Confederazione, per integrare la conoscenza-informazione in materia di diritti e tutele socio-sanitarie. Fare rete significa lavorare insieme, per rispondere ai bisogni complessi e crescenti, garantire la soluzione dei casi, cercando di garantire le tutele spettanti.
Cosa si impegnano a fare i soggetti in rete?:
- Strutturare il contenuto dell’informazione a tema, con stesso sistema di classificazione e archiviazione a partire dall’INCA Nazionale , considerando le difficoltà interpretative della legislazione in materia socio-sanitaria; aggiornare costantemente le informazioni per evitare l’effetto della notizia che invecchia;
- Mettere a disposizione persone incaricate di seguire il processo di comunicazione/informazione sui diritti, svolgendo nei fatti il ruolo di interprete/mediatore.
- Monitorare insieme lo scambio di informazioni , valutandone le applicazioni concrete nella contrattazione socio-sanitaria dal livello nazionale, regionale, territoriale ;
- Verificare con i soggetti a più livelli, partendo dal basso, gli effetti e la comprensione della informazione/comunicazione per capire se i beneficiari delle azioni cioè le persone fragili e non autosufficienti abbiano usufruito delle azioni informative ( lo slogan “se non sai non sei” vale anche e soprattutto per loro!);
- Fornire consulenze sui casi con risposte in tema di contenziosi e ricorsi anche con possibili attivazioni di “Albi di professionisti“ convenzionati , per pratiche socio sanitarie con tariffe contenute o gratuite per i casi più “disperati “;
- Prevedere possibili vertenze collettive “ class action” anche in ambito socio- sanitario; anche l’azione collettiva può diventare un modo con cui i cittadini possono essere tutelati e risarciti dai torti delle aziende socio-sanitarie ( es. trasfusioni infette, protesi ed appalti, risk management; ecc. ).
Siamo di fronte a percorsi da tradurre, interpretare nel contesto culturale e sociale in cui vive la persona e le professionalità degli operatori assumono la funzione di “traduzione” e “mediazione” nei confronti del bisogno. E’ in queste relazioni che si aprono le nostre sfide per costruire un modello di comprensione, di descrizione, di trasformazione del welfare per renderlo aderente a bisogni complessi e in rapido cambiamento dei nostri iscritti e non; esattamente il contrario della filosofia del “Libro Bianco” di Sacconi!.
Il Segretario Generale SPI Piemonte
Sergio Perino
p. il Dipartimento Politiche Sociali SPI Piemonte
Giovanni Salmoirago
Scarica il Protocollo in tema di "DIRITTI PER LE PERSONE DEBOLI" in pdf
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